Lettere a Riccardo da due professoresse
Caro Riccardo,
chi ti scrive è la professoressa Santoro.
Quanto avrei voluto ritrovarti il 7 gennaio tra quei corridoi.
Ci ho sperato fino all’ultimo.
Quel giorno mi sono fatta forza e sono andata a scuola.
Ad accogliermi, un silenzio surreale, pesante, che parlava più di mille parole.
Ho trattenuto le lacrime per dare coraggio ai tuoi compagni, a tutti i ragazzi della sede centrale, ma dentro di me i ricordi scorrevano dolorosi e vivi: le nostre chiacchierate ovunque, in vicepresidenza, nei corridoi.
Tu che mi raccontavi le tue ansie, le tue paure, le tue incertezze. Io che provavo a rassicurarti.
E poi, alla fine, quel tuo sorriso. Un sorriso capace di cancellare ogni angoscia, tua e di chi ti stava accanto. Eri gentile, parlavi con tutti, e a tutti regalavi un sorriso. Giorno dopo giorno, stavi diventando “grande”!
Ti ho visto nella foto scattata in montagna: sei sorridente, sereno. Io scelgo di ricordarti così.
E cercherò, ogni giorno, di portare avanti il testimone che ci hai lasciato: l’amore per la vita.
Nei corridoi della tua scuola, lentamente e con fatica, la vita sta riprendendo il suo corso.
Ma sappi che nessuno di noi ti dimenticherà mai. E ogni nostro sorriso, ogni nostra risata, avrà dentro anche un po’ di te.
Con affetto eterno,
professoressa Santoro
Caro Riccardo,
sei volato via mentre vivevi la spensieratezza e la gioia dei tuoi 16 anni, mentre le luci tutt' intorno brillavano, l' allegria era contagiosa e il nuovo anno appariva ai tuoi occhi ricco di sogni, progetti, speranze, propositi.
E poi tutte quelle luci si sono spente...anche per noi...il cielo freddo e muto...le parole scarne e incapaci di dire.... Siamo ancora frastornati e increduli: lacrime, abbracci, gesti di affetto, sguardi che cercano sguardi, pensieri che si intrecciano alla ricerca di un senso...
Ci hai fatto toccare con mano la nostra fragilità, che troppo spesso dimentichiamo, nell' incertezza e nell' angoscia ci hai spinto a cercare il significato ultimo oltre la limitatezza della condizione umana e ci siamo sentiti così piccoli e impotenti.
Ci hai fatto toccare con mano la nostra fragilità, che troppo spesso dimentichiamo, nell' incertezza e nell' angoscia ci hai spinto a cercare il significato ultimo oltre la limitatezza della condizione umana e ci siamo sentiti così piccoli e impotenti.
E poi nella mente una folla di ricordi: le tue mail con "Salve, prof." scritto nell' oggetto, per quella distrazione tutta tua che ti rendeva speciale, con quell'aria da bambino che si apre alla vita e ha bisogno di incoraggiamento e di fiducia e con quel fare gentile e garbato, che tanta simpatia e tenerezza destava in ognuno di noi.
Grazie Riccardo per esserci stato, per aver camminato con noi per un piccolo tratto di questa vita e per aver reso più lieve la fatica di certi giorni con la tua allegria bambina.
A tratti la nostra vista, ancora confusa e annebbiata, sembra intravedere nell' oscurità di questo momento una luce che non smette mai di brillare, anzi che diviene sempre più intensa e quella luce, vogliamo credere che sia così, ora ti avvolge e protegge. Continueremo con le nostre povere forze a volerti bene da quaggiù.
A tratti la nostra vista, ancora confusa e annebbiata, sembra intravedere nell' oscurità di questo momento una luce che non smette mai di brillare, anzi che diviene sempre più intensa e quella luce, vogliamo credere che sia così, ora ti avvolge e protegge. Continueremo con le nostre povere forze a volerti bene da quaggiù.
Un abbraccio forte forte
Una tua prof.





